|
AMA
L’ANZIANO
(
a cura del Magg. Med. dott. Carmine Goglia
Psicoterapeuta)
Prendo spunto da alcuni recenti controlli
eseguiti dai Carabinieri in numerose case di riposo in
varie regioni italiane, per parlare della persona umana
anziana, sola, bisognosa e sofferente, nonche della
necessità di una maggiore sensibilità dal punto di
vista umano, assistenziale, psicologico, spirituale e
religioso.
I controlli eseguiti dall’Arma hanno messo in
evidenza ancora una volta, purtroppo, lo stato di
precarietà assistenziale e logistico-sanitario di
alcuni degenti anziani o malati. E’ veramente
angosciante constatare come taluni responsabili di
questi luoghi di sofferenza possano adottare
comportamenti simili e come possano gestire i sicuri
sensi di colpa: L’intima voce della coscienza, anche
se si cerca di farla tacere, comunque riesce a vincere
le controcariche e ad affiorare alla nostra
consapevolezza, causando malessere psicosomatico.
Ogni uomo o donna di buona volontà, prescindendo
dal suo credo religioso, deve sentire il desiderio di
fare tutto ciò che può alleviare la sofferenza
dell’anziano, a partire dalla donazione di un po’
del proprio tempo libero, alla vicinanza affettiva, alla
disponibilità, al sorriso. Ciascuno, tuttavia, deve
essere “samaritano” prima di tutto nell’ambito
della propria famiglia, poi allargare il proprio ambito
di interessi alle persone più lontane, altrimenti è
possibile ipotizzare che stia aiutando se stesso a
meglio gestire i presunti sensi di colpa.
K. JASPER (1965) dice: “ognuno vorrebbe
diventare vecchio, ma nessuno vorrebbe esserlo”.Certo
è pur vero che è difficile accettare il proprio
declino psicofisico, però è una realtà e come tutte
le realtà della nostra vita e che segnano il nostro
cammino, anch’essa deve essere elaborata, accettata ed
interiorizzata. D’altra parte “ad invecchiare si
impara mentre si invecchia”.
Il processo di apprendimento, si legge nei sacri
testi di Psicologia, inizia dal primo momento della vita
(anche uterina) e si completa al suo epilogo.
I giovani di oggi, per fortuna non tutti, intenti
alla risoluzione di falsi problemi e alle prese con i
falsi bisogni, hanno una certa tendenza a sottovalutare
il problema dell’anziano perché hanno difficoltà ad
essere empatici, cioè non sempre riescono agevolmente a
calarsi nei panni degli altri. Questo comportamento è
rinforzato dai mezzi di comunicazione, che operano un
condizionamento sugli utenti, facendo loro credere che
c’è sempre un modo valido ed efficace di risolvere
tutti i problemi dell’uomo del terzo millennio.
Secondo questi messaggi “multimediali” è
sufficiente assumere un determinato prodotto
miracolistico o usare sostanze chimiche “ad hoc” per
essere in perenne efficienza psicofisica. Siamo inseriti
in un’epoca in cui appare al primo posto il sembrare e
non l’essere !
Come accennato sopra, i mass-media, attraverso i
loro incessanti messaggi, rinforzano la nostra piacevole
ed ingannevole illusione di poterci conservare sempre
giovani ed efficienti, a patto di attuare ciò che essi
propongono.
Le persone, poi, essendo avide di falsi bisogni,
si lasciano facilmente convincere che quanto loro
proposto risponde al vero; è questo un autoinganno
entusiasticamente accettato.
Il tema fin qui trattato mi ha ricordato un
lavoro relativo all’anziano militare, eseguito dal
Gen. Med. Michele Convito e collaboratori, nel 1997,
quando era direttore del Policlinico Militare di Roma,
il cui emblematico titolo è: “La prevenzione dello
stato depressivo e dell’involuzione senile nel
personale militare di carriera dopo la collocazione in
congedo”. Rivista Militare, 1997:
Il citato libro è veramente interessante sotto
il profilo umano, sociale, psicologico, comportamentale
e spirituale e deve rappresentare un momento di
costruttiva riflessione per una buona interazione
grippale in cui il militare, ultimato il servizio
attivo, si troverà a vivere, superando nel migliore dei
modi la sensazione di essere ormai poco utile. La
persona umana, a prescindere dall’età e
dall’efficienza operativa, ha sempre un valore
incalcolabile e rimane sempre grande la sua dignità
naturale.
La citata pubblicazione vuole giustamente essere
un valido strumento per una idonea prevenzione dello
stato depressivo e della involuzione senile. E’
questo, poi, l’affascinante substrato motivazionale
che ha animato ed illuminato l’Autore e collaboratori,
ponendo selettivamente la loro attenzione su coiloro che
attraversano un momento della vita, sicuramente
difficile e non scevro di sofferenza psicologica e
fisica.
La persona umana non più operativa
nell’accezione della logica, a volte spietata, della
vita produttiva, deve avere la massima attenzione,
rispetto e venerazione, in quanto ha comunque segnato un
cammino ed ha offero un modello positivo a coloro che
ora continuano quel cammino ereditato dai predecessori.
Il lodevole e sensibile lavoro si conclude con
una nota tratta dagli scritti di Pablo Rama, che si
riporta in tutta la sua interezza e che si riallaccia al
titolo di queste brevi note:
AMA L’ANZIANO
Lascialo
parlare, poiché nel suo passato vi sono tante cose
vere.
Lascialo
vincere nelle discussioni, poiché ha bisogno di
sentirsi sicuro di sé.
Lascialo
andare tra i suoi vecchi amici poiché lì si sente
rivivere.
Lascialo
raccontare cose già ripetute poiché egli desidera
vedere se per caso ti infastidisce la sua compagnia.
Lascialo
vivere tra le cose che lui ha amato, poiché soffre nel
sentirsi strappato alla sua propria vita.
Lascialo
gridare quando non ha ragione, poiché sia lui che i
bambini hanno diritto alla comprensione.
Lascialo
invecchiare con lo stesso paziente amore con cui lasci
crescere i tuoi bambini, poiché tutto è parte della
natura.
Lascialo
pregare come desidera, poiché l’anziano è quello che
avverte l’ombra di Dio nel cammino che resta da
percorrere.
Lascialo
morire tra le braccia pietose, poiché l’amore dei
fratelli sulla terra fa intravedere meglio quello del
Padre dei Cieli.
|