Guerre  Italo – Abissine

I principali avvenimenti fino alla Campagna del 1895 - 1896

da un manoscritto anonimo dell’inizio del sec. XX

 

 

L’Italia era venuta ultima ad assidersi fra le grandi potenze d’Europa e perciò aveva trovato compromessa la questione coloniale, perché già tutte le potenze avevano iniziato le loro imprese e stabilite o progettate le rispettive zone d’influenza sulle regioni meglio atte all’opera di colonizzazione.

L’Italia trovandosi al centro del Mediterraneo non poteva però disinteressarsi del dominio di questo mare. Mise perciò gli occhi su Tunisi; ma la Francia che prima aveva sembrato favorire queste aspirazioni Italiane, profittando della debolezza nostra occupò essa stessa Tunisi. Fu grave offesa al nostro amor proprio e ai nostri interessi; ma dovemmo acconciarci al fatto compiuto, perché impreparati ad una lotta armata.

La patita disillusione determinò poi la condotta della politica estera Italiana e l’avvicinamento dell’Italia all’Austria ed alla Germania, sancito col trattato della Triplice Alleanza tuttora vigente.

Per dare un obbiettivo al nascente desiderio di una politica coloniale si pensò di proclamare la nostra sovranità sul porto di Assab che era stato acquistato dalla società “Ribattino” per costituire un deposito di carbone lungo la via delle Indie. Acquistato così questo porto, su di esso poi sventolò la bandiera Italiana, cosa che dispiacque all’Egitto ed alla Turchia.

Noi avevamo però l’Inghilterra dalla nostra e perciò le proteste turche ed egiziane non ebbero alcun effetto.

L’Inghilterra avrebbe voluto spingerci a qualcosa di più importante e ci voleva suoi alleati nella conquista dell’Egitto, conquista che quella potenza già aveva iniziato nel campo finanziario con l’acquisto della maggior parte delle azioni del canale di Suez.

Ma l’invito dell’Inghilterra non fu accettato dal governo Italiano quantunque l’opinione pubblica vi si fosse mostrata favorevole.

Poco dopo quel rifiuto l’Inghilterra ci spingeva alla fine del 1884 ad occupare il porto di Massaia dal quale potevasi con relativa facilità penetrare nel Sudan Egiziano, allora in rivolta contro l’Inghilterra per opera di una setta di fanatici chiamati mahdisti.

Questa volta il governo, specialmente per soddisfare l’opinione pubblica decise di proclamare su Massaua la sovranità italiana.

Il 1° Febbraio 1885 infatti, un piccolo corpo di spedizione italiano della forza di mille  uomini al comando del colonnello Saletta sbarcava a Massaua occupandola. Nostra idea era quella di penetrare nel’interno avanzando verso Cassala; ma un grave fatto venne almeno per il momento a paralizzare le nostre operazioni. Una colonna inglese operante contro i mahdisti era stata da questi circondata ed annientata a Kartum. L’Inghilterra che prima avrebbe visto bene il nostro concorso, proclamò allora che la dignità inglese non permetteva di accettare aiuti dall’estero, e noi fummo arrestati nell’avanzata verso Kassala.

Cominciammo allora ad estendere l’occupazione della costa fino ad Arafali, poi a spingerci alcuni chilometri verso l’interno.

Urtammo così gl’interessi abissini e specialmente quelli di ras Alula governatore dell’Hamasen, che tendeva ad occupare Massaua per assicurarsi uno sbocco nel Mar Rosso. E quando noi occupammo col consenso dell’Egitto la località di Saati, territorio che trovatasi nella zona di confine contestata, Ras Alula chiese minacciosamente lo sgombero del territorio di Saati e di Ua-à, e avuta risposta negativa, ci dichiarò guerra.

Il 25 Gennaio attaccò il fortino di Saati difeso da due compagnie Italiane.

Il governatore di Massaua inviò in rinforzo al presidio di Saati un battaglione comandato dal Tenente Colonnello De Cristoforis. Questo battaglione sorpreso per via a Dogali fu circondato e completamente distrutto da 10.000 nemici.

SPEDIZIONE SAN MARZANO  (autunno 1887)

La notizia di questo incidente coloniale, impressionò molto l’opinione pubblica Italiana un po’ impreparata a certe disillusioni, perché nuova ai cimenti coloniali.

Si volle una rivincita: furono votati dal Parlamento venti milioni per una spedizione di riscossa. Era allora a capo del governo il Crispi il quale curò che con la massima energia fosse preparata la spedizione che fu comandata dal generale San Marzano.

Il lavoro di preparazione fu piuttosto lungo perché non si era previsto il caso di inviare tante truppe così lontano; durante tutta l’esatte furono inviati diversi scaglioni e in ottobre erano già pronti 20.000 uomini.

Intanto s’era bandita dal Negus Giovanni la guerra santa. Ben 80.000 u. risposero all’appello.

Il San Marzano preferì tenersi sulla difensiva; ma attese invano l’offensiva degli abissini poiché questi, temendo di attaccare le forti posizioni italiane e non potendo rimanere riuniti per difficoltà di vettovagliamento, avevano finito per disperdersi.

Questo disastro morale costò molto caro al Negus; cominciarono da allora le sue disgrazie e poco dopo la sfortunata spedizione, egli morì in battaglia contro i Dervisci.

Poiché le imprese coloniali si conducono non solo colle armi, ma anche con la politica, cominciammo a svolgere una azione politica per la successione al trono del Negus Giovanni

 

TRATTATO DI UCCIALLI  (2 Maggio 1889)

Pretendevano al trono il Re dello Scioa Menelik ed il Ras del Tigrè Mangascià.

Noi appoggiammo la candidatura di Menelik e la nostra azione politica riuscì.

Intanto la nostra occupazione s’era vieppiù estesa fino alla linea Cheren-Asmara-Saganciti.

Col nuovo Negus Menelik concludemmo il trattato di Uccialli (2 Maggio 1889) col quale egli riconosceva la nostra sovranità sul territorio occupato. Nel trattato c’era un articolo, il quale diceva che l’imperatore di Abissinia si sarebbe valso dell’Italia come intermediaria nei rapporti abissini cogli altri stati.

Il testo del trattato fu scritto in amarico ed in italiano, il che dette luogo a divergenze d’interpretazione. Noi intendemmo che l’Abissinia dovesse sottoporre al nostro bebplacito le proprie relazioni con l’estero, il che significava un vero e proprio protettorato. Il Negus interpretò che potesse servirsi di noi nei suoi rapporti coi terzi, ma non che dovesse………..

OPERAZIONI CONTRO I DERVISCI

La nostra occupazione spinta fino a Cheren ci aveva portato a contatto coi Dervisci che molestavano le tribù confinanti le quali avevano chiesto la nostra protezione.

Nel giugno 1890 il comandante del presidio di Cheren, cap. Fara, mosse fuori da questo forte per debellare una colonna di predatori Dervisci che egli sorprese e battè ad Agordat (27 Giugno) che fu così occupata.

Con quest’azione la nostra occupazione si spinse ancora verso occidente.

Un’altra colonna di Dervisci fu battuta a Serobuti nel giugno del 1892.

Queste sconfitte eccitarono i Dervisci alla riscossa, e il califfo bandì una specie di guerra santa; furono raccolti da Hamed-Alì circa 14.000 combattenti, dei quali circa 10.000 armati di fucile, e tutto fu fatto segretamente cosicché gl’Italiani non seppero nulla dei preparativi di guerra.

Si era alla fine dell’anno 1893.

Il gen. Barattieri era in Italia a passarvi le feste natalizie, fatto questo che conferma la segretezza con cui fu preparata l’azione dei Dervisci.

Questi il 21 Dicembre attaccarono di sorpresa il fortino di Agordat difeso da alcune centinaia dei nostri.

Il colonnello Arimindi, comandante interinale in Colonia, mosse fulmineamente da Massaua con 2500 u. per soccorrere il presidio pericolante; e giunse presso Agordat quando già quel presidio era stato accerchiato e distaccato da Cheren. L’Arimondi attaccò risolutamente i Dervisci; in una prima fase del combattimento i nostri ebbero la peggio, la nostra artiglieria cadde in mano al nemico; ma l’Arimindi non si dette per vinto: rinnovò l’attacco, riconquistò i cannoni perdutio e fugò i nemici.

Informato di questi fatti il gen. Barattieri ritornò in colonia e preparò una spedizione verso occidente nella direzione di Cassala per dare una dura lezione ai Dervisci colpendoli al cyuore nella loro capitale.

La spedizione fu pronta per il Luglio 1894.

Lo stesso Barattieri alla testa di 2500 indigeni si spinse sino a Cassala, attaccò i Dervisci nella loro capitale e dopo furiosi combattimenti nelle vie della vecchia città egiziana, se ne impadronì.

La spedizione era stata fatta più con intento morale che materiale, il Barattieri non avendo intenzione di occupare permanentemente Cassala perché troppo lontana (circa 350 Km da Massaua); ma il governo Italiano non credette opportuno lasciar nuovamente Cassala ai Dervisci dopo averla conquistata: così l’occupazione italiana si estese in modo forse sproporzionato alla quantità di truppe che erano in colonia.

OPERAZIONI CONTRO MANGASCIA’ RAS DEL TIGRE’

 

Quietati i Dervisci ci trovammo a lottare contro i Tigrini.

Quando incominciammo ad accorgerci che nella interpretazione del trattato di Uccialli sorgevano dissensi specialmente per la questione dei confini e del protettorato cercammo di avvicinarci a Ras Mangascià. Ed a seconda che le trattative con Menelik prendevano buona o cattiva piega, noi ci allontanavamo o ci avvicinavamo a Ras Mangascà.

Questa politica per necessità oscillante non fu condotta molto abilmente, si volle forse far troppa economia di danaro che invece si avrebbe dovuto lasciar scorrere in abbondanza nelle tasche abissine se si fosse voluto far ben riuscire il nostro giuoco; fatto si è che Ras Mangascià e Menelik si accorsero dell’ambiguità della nostra politica e Ras Mangascià vedendosi giocato preferì far atto di sottomissione al Negus accordandosi con lui per una guerra contro gl’Italiani.

Il Negus gl’impose come pegno di sincerità nella offerta di sottomissione di scacciare gl’Italiani dalla regione settentrionale del Tigrè.

Ras mangascià raccolse circa 20.000 yuomini di cui 12.000 armati di fucile e li condusse contro le nostre posizioni meridionali.

Il Barattieri informato di questo, riunì ai primi di Gennaio del 1895 circa 5000 u. verso il sud della colonia presso Adi Ugri e con questi aspettò l’attacco di Ras Mangascià.

A Coatti le orde tigrine vennero a contatto con le nostre truppe: in una prima giornata (13 Gennaio 1895) le sorti rimasero indecise; il giorno dopo però Ras Mangascià fu sconfitto e costretto a ritirarsi su Senafè coll’intenzione di riprendere poi la ritirata.

Ma il Barattieri non gli diede tempo, lo inseguì, lo colse ancora nella conca di Senafè, lo distrusse quasi completamente e Ras Mangascià con solo pochi seguaci poté a tempo scampare.

Questa nostra vittoria che agli indigeni sembrò veramente strabiliante ci rese facile estendere ancor più la nostra occupazione ed infatti il marzo del ’95 occupammo Adigrat e l’aprile dello stesso anno la capitale del Tigrè Adua spingendoci ancora più a Sud sino a Makallè (250 Km. Da Massaua) dove fu costruito il fortino di Enda Jesus.

Così la lotta contro i dervisci ci aveva portato a 350 Km. Dalla costa verso Ovest, la lotta contro i Tigrini ci aveva portato verso Sud a 250 Km. Da massaua: la notata sproporzione fra l’ampiezza del territorio e la quantità delle truppe aumentava ancora.

Il Barattieri fu il trionfatore di quei giorni, fu acclamato il primo generale italiano, ebbe onori e trionfi non solo in Italia ma più ancora nella colonia dagli stessi indigeni che lo venerarono come un semidio.

Questo indusse un po’ il Barattieri a trascurare l’elemento nemico che avrebbe potuto in seguito avere di fronte; egli credeva molto facile tener in rispetto gli abissini facendo derivare………….( a questo punto il manoscritto si interrompe )

                                                 trascrizione a cura di Achille Maria Giachino