GARIBALDI FERITO AL MONTE SUELLO

Il 3 luglio 1866 Giuseppe Garibaldi, ferito non gravemente sul campo nella Valcaffaro, veniva trasportato in barella a Rocca d’Anfo sul monte Suello.

Lungo la strada s’imbattè nel furiere del 29° fanteria, Tarquini Nulli, che si offrì di prestargli le prime cure. Garibaldi, appena deposto sul tavolaccio dell’improvvisato posto di medicazione, ordinò ai quattro volontari che lo avevano trasportato, di tornare immediatamente sul campo di battaglia. Al Nulli, che gli era rimasto vicino, chiese: “Sapete fare il medico?” “No”-rispose il giovane. “Bene; vi dirò io che cosa dovete fare. Mandate subito a prendere un secchi d’acqua fresca al lago d’Idro. Vedete questo buco nella coscia? Con una tazza gettate l’acqua in continuazione sul punto dove è uscita la palla e, se mi addormento, scuotetemi, tenetemi sempre sveglio!”.

Mentre il Nulli eseguiva quanto richiesto, giunse sul posto il figlio dell’eroe, Menotti. “Come sta?” –chiese al padre- “E’ grave ?”. Giunsero intanto il dott. Agostino Bertani, assieme ad altri medici e ad alcuni ufficiali. Garibaldi ne fu contrariato. La fucileria non lasciava tregua. “Queste fucilate fanno feriti più gravi di me” –disse- “Andate a soccorrerli !”. Il Bertani, tuttavia, non lo abbandonò; lo medicò a regola d’arte e ne dispose il trasporto alla fortezza, dove l’Eroe fu deposto nella camera a lui riservata.

Il Nulli, qualche giorno dopo, ricevette un involtino; apertolo, vi trovò otto monete d’oro. Ma egli corse subito da Garibaldi, gli restituì il denaro e lo pregò, in cambio, di dargli un suo ricordo senza valore venale: Garibaldi, commosso, lo accontentò.

                                                         magg. med. Agostino Lucarella  Firenze