PADRE PIO DA PIETRELCINA

SOLDATO DI “SANITA’ MILITARE”

               

   E’ sicuramente motivo di vanto, di orgoglio e di gratificazione per il Corpo della Sanità Militare avere avuto alle sue dipendenze, anche se per un breve periodo, padre Pio da Pietrelcina, recentemente innalzato alla gloria degli altari da Giovanni Paolo II.

   In queste brevi note non si vuole parlare della vita e dei miracoli di padre Pio, in quanto è un personaggio del quale è stato scritto molto e la cui fama varca ogni confine.

   In questo succinto lavoro, invece, si vuole soltanto porre all’attenzione del lettore il breve periodo di vita militare che padre Pio svolse quale soldato di sanità, presso la decima compagnia di Sanità di Napoli.

   Nel 1915, infatti, il coscritto Giovanni forgiane, nato a Pietrelcina (BN) il 25 maggio 1887, già sacerdote dell’Ordine dei Cappuccini, venne chiamato alle armi dal Distretto Militare di Benevento e subito inviato presso la citata compagnia di sanità di Napoli, per adempiere gli obblighi di leva.

Pare interessante aggiungere che nello stesso periodo, altri due illustri personaggi, Angelo Roncalli, futuro Giovanni XXIII, beatificato lo scorso anno ed Erminio Pampuri, medico, espletarono il servizio militare con il grado di sergente, nella Sanità Militare.

Il dott. Pampuri, futuro religioso dell’Ordine di San Giovanni di Dio (fatebenefratelli), con il nome di fra’ Riccardo, fu canonizzato nel 1989 dall’attuale Pontefice.

    Il soldato di sanità Giuseppe Forgione, dunque dopo poco tempo dall’inizio del servizio, a causa delle sue precarie condizioni di salute fu inviato in Ospedale Militare per controllare se al momento conservasse idoneità al servizio.

Dopo un congruo periodo di “osservazione” nel citato nosocomio, gli ufficiali medici lo giudicarono temporaneamente non idoneo e lo inviarono in licenza di convalescenza, che padre Pio trascorse al suo paese natale.

   Uno dei suoi biografi, Renzo allegri, riferisce che al termine della licenza di convalescenza, il Forgiane fu sottoposto a visita di controllo e avendo i sanitari accertato il permanere del suo precario stato di salute, gli concessero un altro periodo di licenza di convalescenza che questa volta, su ordine del suo Padre provinciale, trascorse nel convento di San Giovanni Rotondo.

   Al termine della licenza di 180 giorni padre pio giudicato idoneo, riprese il servizio militare, ma fu rimandato subito a casa per altri sei mesi sempre per motivi di salute.

Ad una successiva visita di controllo, i sanitari lo giudicarono idoneo e lo destinarono alla caserma sales di Napoli, dove rimase, salvo altri brevi periodi di licenza, fino alla fine del novembre 1917 quando, dopo un’altra visita medica all’ospedale militare di Napoli, venne giudicato permanentemente non idoneo a causa delle sue condizioni di salute disastrose.

   Il colonnello medico che lo visitò prima della riforma, rivolgendosi agli altri colleghi presenti, disse che era opportuno mandarlo a morire a casa sua, essendo affetto da una forma grave di “tubercolosi polmonare”, accertata all’esame radiologico.

   Nella visita del 1919, due anni dopo la riforma, il dott. Pesta, uno dei suoi primi medici curanti, non trovò riscontro di quella malattia, per quanto più volte abbia eseguito accertamenti medici meticolosi.

   Un dato sorprendente: nel corpo di padre pio la malattia andava e veniva, si manifestava e scompariva con una rapidità sconcertante.

   Ciò che è stato scritto di padre pio in queste brevi note è riduttivo, in quanto non è stato fatto alcun cenno alla sua vita di cristiano, di sacerdote cappuccino e di taumaturgo. La scelta non è stata casuale perché tutti conoscono la sua santità e i suoi prodigi. Si è voluto soltanto porre l’accento su un piccolo segmento di vita, quella di militare del Corpo di Sanità.

  

                                                                                Magg. Med. Dott. Carmine  Goglia